La procedura si articola essenzialmente in quattro fasi principali (clicca sulle singole immagini per visualizzare i dettagli):
Il   transfer   embrionario   costituisce   un   momento   estremamente   delicato   delle   procedure   di   fecondazione   in   vitro.   Esso   ha   luogo   dopo un intervallo variabile in genere da due a cinque-sei giorni dal momento del prelievo degli ovociti e loro successiva fecondazione. Gli aspetti di maggior rilievo da prendere in considerazione nell'analisi di questa procedura sono essenzialmente rappresentati da:   intervallo trascorso tra transfer degli embrioni e fecondazione in vitro;   modalità del transfer; Intervallo tra transfer embrionario e fecondazione in vitro L'intervallo di tempo che trascorre tra il momento in cui ha luogo la fecondazione degli ovociti ed il transfer degli embrioni condiziona il grado di sviluppo dell'embrione stesso. Trasferendo infatti gli embrioni 2 o 3 giorni dopo il prelievo degli ovociti avremo embrioni con un grado di sviluppo variabile tra lo stadio di 2 - 4 cellule (transfer in seconda giornata) fino a 6 - 8 cellule (transfer in terza giornata). Se invece il transfer viene eseguito più tardivamente (quinta - sesta giornata) lo sviluppo degli embrioni può raggiungere lo stadio di blastocisti. La possibilità di portare lo sviluppo embrionario fino allo stadio di blastocisti costituisce un aspetto di recente acquisizione grazie ai notevoli miglioramenti ottenuti nelle tecniche di laboratorio e nelle caratteristiche dei terreni di coltura in vitro. Lo stadio di blastocisti è infatti lo stadio più fisiologico in cui si può inserire l’embrione all’interno dell’utero dato che in natura è proprio a questo stadio che l'embrione originato dalla fecondazione dell'ovocita da parte dello spermatozoo nella tuba giunge a livello dell'utero. Una volta giunto all’interno della cavità uterina la blastocisti va incontro quindi a delle modificazioni che si esitano nell’impianto dell’embrione nel contesto dello spessore della mucosa uterina. In prima istanza si verifica il cosidetto «hatching della zonna pellucida» ossia la rottura di uno strato di cellule che fino a quel momento hanno rivestito l’embrione attrraverso cui la blastocisti sguscia letteralmente in modo da aderire alla superfice della mucosa uterina. Questa rottura da luogo alla produzione e liberazione di alcune importanti sostanze tra cui la L-selectina la quale è una glicoproteina che interagisce con specifiche sostanze presenti a livello dell'endometrio (cioè della mucosa che riveste internamente l'utero e dove l'embrione dovrà impiantarsi). Questa interazione sembra abbia un ruolo molto importante nella fase di adesione dell'embrione all'endometrio stesso e quindi un ruolo molto importante per l'impianto dell'embrione stesso. Sulla base di queste recenti osservazioni appare quindi di notevole interesse la possibilità di eseguire il trasferimento dell'embrione in utero quando esso è allo stadio di blastocisti in quanto, ciò sembra correlarsi ad una maggiore facilità di impianto. D'altra parte la possibilità di eseguire un transfer a questo stadio appare fortemente condizionata dal numero di embrioni ottenuti con la fecondazione in vitro dato che inevitabilmente lo sviluppo in vitro degli stessi fino allo stadio di blastocisti comporta la perdita di un certo numero di embrioni che non riescono ad arrivare a tale stadio. Ciò può essere però visto come una sorta di "selezione" degli embrioni stessi in quanto si presume che gli embrioni che si arrestano nel loro sviluppo in vitro potrebbero essere embrioni non in grado di svilupparsi e quindi destinati a non impiantarsi anche una volta trasferiti in utero.
Embrione allo stadio di 3 cellule (seconda giornata)
Embrione allo stadio di 6 cellule (terza giornata)
Embrione allo stadio di morula (quarta giornata)
Embrione allo stadio di blastocisti (quinta giornata)

Le fasi della procedura di Fecondazione in Vitro

FIVET ICSI …. come funziona
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