La possibilità di portare lo sviluppo embrionario fino allo stadio di blastocisti costituisce un aspetto di recente acquisizione grazie ai notevoli miglioramenti ottenuti nelle tecniche di laboratorio e nelle caratteristiche dei terreni di coltura in vitro. Lo stadio di blastocisti è infatti lo stadio più fisiologico in cui si può inserire l’embrione all’interno dell’utero dato che in natura è proprio a questo stadio che l'embrione originato dalla fecondazione dell'ovocita da parte dello spermatozoo nella tuba giunge a livello dell'utero. Una volta giunto all’interno della cavità uterina la blastocisti va incontro quindi a delle modificazioni che si esitano nell’impianto dell’embrione nel contesto dello spessore della mucosa uterina. In prima istanza si verifica il cosidetto «hatching della zonna pellucida» ossia la rottura di uno strato di cellule che fino a quel momento hanno rivestito l’embrione attrraverso cui la blastocisti sguscia letteralmente in modo da aderire alla superfice della mucosa uterina. Questa rottura da luogo alla produzione e liberazione di alcune importanti sostanze tra cui la L-selectina la quale è una glicoproteina che interagisce con specifiche sostanze presenti a livello dell'endometrio (cioè della mucosa che riveste internamente l'utero e dove l'embrione dovrà impiantarsi). Questa interazione sembra abbia un ruolo molto importante nella fase di adesione dell'embrione all'endometrio stesso e quindi un ruolo molto importante per l'impianto dell'embrione stesso. Sulla base di queste recenti osservazioni appare quindi di notevole interesse la possibilità di eseguire il trasferimento dell'embrione in utero quando esso è allo stadio di blastocisti in quanto, ciò sembra correlarsi ad una maggiore facilità di impianto. D'altra parte la possibilità di eseguire un transfer a questo stadio appare fortemente condizionata dal numero di embrioni ottenuti con la fecondazione in vitro dato che inevitabilmente lo sviluppo in vitro degli stessi fino allo stadio di blastocisti comporta la perdita di un certo numero di embrioni che non riescono ad arrivare a tale stadio. Ciò può essere però visto come una sorta di "selezione" degli embrioni stessi in quanto si presume che gli embrioni che si arrestano nel loro sviluppo in vitro potrebbero essere embrioni non in grado di svilupparsi e quindi destinati a non impiantarsi anche una volta trasferiti in utero.
Il Transfer embrionario
Il Transfer Embrionario

LA PROCEDURA SI ARTICOLA ESSENZIALMENTE IN QUATTRO FASI (clicca sulle immagini per i dettagli)

Induzione dell'ovulazione Prelievo ovocitario Fecondazione in vitro Transfer embrionario
© Fecondazioneassistita.it 2018

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La possibilità di portare lo sviluppo embrionario fino allo stadio di blastocisti costituisce un aspetto di recente acquisizione grazie ai notevoli miglioramenti ottenuti nelle tecniche di laboratorio e nelle caratteristiche dei terreni di coltura in vitro. Lo stadio di blastocisti è infatti lo stadio più fisiologico in cui si può inserire l’embrione all’interno dell’utero dato che in natura è proprio a questo stadio che l'embrione originato dalla fecondazione dell'ovocita da parte dello spermatozoo nella tuba giunge a livello dell'utero. Una volta giunto all’interno della cavità uterina la blastocisti va incontro quindi a delle modificazioni che si esitano nell’impianto dell’embrione nel contesto dello spessore della mucosa uterina. In prima istanza si verifica il cosidetto «hatching della zonna pellucida» ossia la rottura di uno strato di cellule che fino a quel momento hanno rivestito l’embrione attrraverso cui la blastocisti sguscia letteralmente in modo da aderire alla superfice della mucosa uterina. Questa rottura da luogo alla produzione e liberazione di alcune importanti sostanze tra cui la L-selectina la quale è una glicoproteina che interagisce con specifiche sostanze presenti a livello dell'endometrio (cioè della mucosa che riveste internamente l'utero e dove l'embrione dovrà impiantarsi). Questa interazione sembra abbia un ruolo molto importante nella fase di adesione dell'embrione all'endometrio stesso e quindi un ruolo molto importante per l'impianto dell'embrione stesso. Sulla base di queste recenti osservazioni appare quindi di notevole interesse la possibilità di eseguire il trasferimento dell'embrione in utero quando esso è allo stadio di blastocisti in quanto, ciò sembra correlarsi ad una maggiore facilità di impianto. D'altra parte la possibilità di eseguire un transfer a questo stadio appare fortemente condizionata dal numero di embrioni ottenuti con la fecondazione in vitro dato che inevitabilmente lo sviluppo in vitro degli stessi fino allo stadio di blastocisti comporta la perdita di un certo numero di embrioni che non riescono ad arrivare a tale stadio. Ciò può essere però visto come una sorta di "selezione" degli embrioni stessi in quanto si presume che gli embrioni che si arrestano nel loro sviluppo in vitro potrebbero essere embrioni non in grado di svilupparsi e quindi destinati a non impiantarsi anche una volta trasferiti in utero.
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