La procedura si articola essenzialmente in quattro fasi principali (clicca sulle singole immagini per visualizzare i dettagli):
La stimolazione ovarica (o induzione controllata della crescita follicolare multipla)  consiste nella somministrazioni di farmaci che agiscono a livello ovarico stimolando la produzione di follicoli. Nelle tecniche di Fecondazione in Vitro i farmaci impiegati sono rappresentati essenzialmente dalle Gonadotropine (ossia da quelle sostanze che l’organismo femminile produce a livello dell’ipofisi e che regolano lo sviluppo del follicolo nel normale ciclo ovarico) le quali vengono talora utilizzate in associazione anche al citrato di Clomifene . La dose di gonadotropine impiegata viene stabilita sulla base di programmi individualizzati in rapporto alle caratteristiche cliniche della paziente finalizzando la stimolazione alla produzione di un numero di follicoli più elevato rispetto alla Inseminazione Intra Uterina, ciò in quanto nella fecondazione in vitro il rischio di gravidanza plurima dipende essenzialmente dal numero di embrioni che si decide di trasferire successivamente e non dal numero di ovociti prodotti.   D'altra parte il dosaggio di gonadotropine utilizzato deve comunque essere limitato al fine di ridurre il rischio di insorgenza di importanti effetti collaterali quali essenzialmente la Sindorme da Iperstimolazione Ovarica. Al fine di evitare una ovulazione prematura in corso di stimolazione ovarica (cosa che porterebbe allo scoppio del follicolo prima del prelievo ovocitario con conseguente impossibilità a raccogliere gli ovociti) viene eseguita la cosidetta soppressione ipofisaria che consiste nella somministrazione di farmaci che bloccano l'attività dell'ipofisi, cioè della ghiandola che regola l'attività dell'ovaio, facendo sì che quest'ultima dipenda esclusivamente dai farmaci somministrati in corso di stimolazione. Attualmente i farmaci impiegati per la soppressione ipofisaria sono rappresentati dagli "analoghi del GnRH" (Decapeptyl, Enantone) e dagli "antagonisti del GnRH" (Orgalutran, Cetrotide, Fyremadel). Tali farmaci possono essere somministrati sottoforma di "preparati depot", cioè somministrazioni singole ad effetto prolungato, o più spesso sottoforma di preparati ad emivita breve che richiedono somministrazioni giornaliere. Lo sviluppo follicolare viene quindi monitorato mediante controlli ecografici ripetuti (in genere a giorni alterni a partire dal 5°- 6° giorno di stimolazione) e dosaggi dei livelli di estradiolo fintanto che i follicoli di maggiori dimensioni non abbiano raggiunto un diametro medio superiore ai 17-18 mm allorchè viene somministrata una dose di Gonadotropina Corionica (Gonasi, Profasi, Pregnyl, Ovitrelle) pari a 5.000 - 10.000 UI per conseguire la maturazione finale degli ovociti. In alcuni casi, in particolare quando una eccessiva risposta ovarica alla stimolazione configura il determinarsi di un rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica, anzichè indurre la maturazione finale degli ovociti con la Gonadotropina Corionica si utilizza un analogo del GnRh (Decapeptyl, Enantone). Ciò consente di annullare quasi del tutto la possibilità che dopo il prelievo ovocitario si sviluppi un quadro conclamato di sindrome da iperstimolazione ovarica di grado severo. In rapporto alla risposta della paziente alla terapia di induzione dello sviluppo follicolare ed in base al livello di picco di estradiolo ottenuto nel corso di tale terapia, le pazienti sono state classificate da alcuni Autori in high, intermediate and low responders e l'appartenenza all'una o all'altra classe sembra essere predittiva dell'esito del ciclo di Fecondazione in Vitro. Nelle pazienti classificate come high responders in cui il picco di estradiolo risultasuperiore a 2000 pg/ml è stata infatti osservata una percentuale di gravidanze evolutive per transfer embrionale pari al 41 %, mentre in quelle classificate come low responder (picco di estradiolo inferiore a 400 pg/ml) tale percentuale è pari al 19.6 %. Negli ultimi anni infine sono stati sviluppati dei protocolli cosidetti «freeze-all» in cui, dopo aver eseguito il prelievo ovocitario, non si procede subito al trasferimento degli stessi all’interno dell’utero ma si congelano tutti gli embrioni prodotti rimandando quindi il transferimento intrauterino ad una fase successiva. In genere in questi casi per indurre la maturazione finale dell’ovocita non si usa la Gonadotropina Corionica ma si procede con gli analoghi del GnRH (Decapeptyl, Enantone).

Le fasi della procedura di Fecondazione in Vitro

FIVET ICSI …. come funziona
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