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Il virus dell'immunodeficenza acquisita (HIV) e la relativa sindrome (AIDS) sono divenuti uno dei fenomeni medici e sociali di maggior rilevo. Gli aspetti epidemiologici di tale patologia costiuiscono una realtà in costante evoluzione. Le donne rappresentano una componente in costante crescita dei pazienti affetti da AIDS tanto che recenti studi riferiti al 1999 riportano che circa il 23% dei nuovi casi di tale patologia sono appunto rappresentati da soggetti di sesso femminile. Nel 1994 la trasmissione del virus attraverso i rapporti sessuali in coppie eterosessuali ha superato la trasmissione correlata all'impiego di droghe per via iniettiva nelle donne tanto che nel 1999 ben il 40% delle nuove diagnosi di infezione da HIV nelle donne in America era riconducibile alla trasmissione tramite rapporto eterosessuale e solo il 27% ad impiego di droghe per via iniettiva. Peraltro il progredire delle conoscenze scientifiche ha condotto, dalla metà degli anni novanta, ad una riduzione sia dell'incidenza dell'AIDS conclamato che delle morti correlate a tale patologia pur aumentando il numero dei soggetti portatori del virus.

La trasmissione del virus da madre a figlio nel corso della gestazione rappresentava fino a qualche anno fa un aspetto di particolare rilievo, tanto che la gravidanza veniva fortemente sconsigliata nella donne portatrici del virus stesso. Attualmente l'assunzione di adeguate terapie, ed in particolare della AZT, nonchè l'attuazione di particolari procedure per l'espletamento del parto, ha condotto ad una notevole riduzione del rischio di trasmissione madre-neonato.

Ripercussioni della infezione da HIV sulla fertilità

Numerosi fattori sono stati chiamati in causa circa una possibile influenza dell'infezione da HIV sulla fertilità sia nell'uomo che nella donna. Alcuni studi condotti in regioni africane riportano infatti una minore propabilità di gravidanza in donne affette da HIV. Nell'uomo affetto da HIV è stata invece osservata la presenza di ridotti livelli di testosterone nonchè una aumentata incidenza di anomalie del seme. In particolare è stato evidenziato come il progredire della malattia e la riduzione dei linfociti CD4 fosse correlata ad una riduzione della motilità spermatica, del numero di spermatozoi e delle forme normali mentre l'impiego di terapie antiretrovirali conduceva ad un miglioramento della qualità del seme.

Peraltro l'aumentata incidenza di infezioni che caratterizza tale patologia può essere anch'essa correlata ad una riduzione della fertilità sia nell'uomo che nella donna, in particolare nei casi di infezioni coinvolgenti l'apparato genitale.

Ulteriori fattori chiamati in causa vengono correlati ad abitudini di vita quali l'uso di droghe, il consumo di alcool, il fumo.

Le coppie discordanti.

Nei casi in cui solo uno dei partner è affetto da HIV il ricorso a metodiche di fecondazione assistita può ridurre considerevolmente il rischio di trasmissione del virus sia al partner non affetto che al nascituro.

Nel caso in cui sia la donna portatrice del virus il ricorso a tecniche quali l'inseminazione intrauterina consente ovviamente di evitare il contagio del partner maschile.

Ben più complesso è invece il caso in cui sia l'uomo portatore del virus HIV. In questo caso non esiste infatti al momento alcuna tecnica che sia in grado di evitare al 100% il rischio di trasmissione del virus anche se il progredire delle conoscenze in merito ha portato allo sviluppo di metodiche di preparazione del seme in grado di ridurre significativamente tale rischio. Uno dei primi autori che ha affrontato il problema sviluppando una metodica di "lavaggio del seme" in grado di ridurre significativamente i livelli di HIV è stato Semprini il quale ha riportato in letteratura la sua esperienza circa l'impiego di tale metodica in oltre 1000 inseminazioni su 350 coppie discordanti senza che avesse luogo alcuna trasmissione del virus.

Attualmente alcuni studi americani riportano la nascita di bambini sani da coppie in cui il partner maschile risultava affetto da HIV mediante l'impiego di analoghe metodiche di preparazione del seme nel contesto di procedure di fecondazione assistita tramite FIVET-ICSI. In particolare in tali studi viene enfatizzato il ruolo della stessa ICSI nel ridurre ulteriormente il rischio di trasmissione del virus in virtù del fatto che con tale metodica viene utilizzato un singolo spermatozoo per ovocita e che alcuni studi riportano come in nessun caso sia mai stata rilevata la presenza di DNA virale negli spermatozoi mobili (i quali vengono appunto utilizzati nella ICSI) ma solo nel plasma seminale ed in cellule non spermatocitiche presenti nell'eiaculato. D'altra parte non tutti gli Autori sono concordi sull'impiego della metodica ICSI come metodica di scelta in queste coppie in quanto ritengono che la micromanipolazione del seme conseguente appunto alla ICSI possa in qualche modo by-passare il meccanismo di protezione che avrebbe luogo quando la fertilizzazione si verifica in vitro o in vivo naturalmente (ossia quando lo spermatozoo entra spontaneamente all'interno dell'ovocita). E' evidente che in tutti i casi, sia che venga effetuata la semplice Inseminazione Intrauterina, sia che venga effettuata la FIVET o la ICSI il lavaggio del seme costituisce l'aspetto di fondamentale rilievo nel ridurre la possibilità di infezione e che la scelta dell'una o dell'altra metodica è al momento da ricondursi soprattutto alle diverse scuole di pensiero in attesa che siano disponibili dati su popolazioni trattate più numerose tali da condurre alla definizione di linee guida univoche.

 

 

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Aggiornato il: 29 gennaio 2012