Emergenza COVID-19
EMERGENZA COVID-19

GLI EFFETTI DELL’INFEZIONE IN GRAVIDANZA E SULLA PMA.

I DATI AD OGGI DISPONIBILI

In data 18 marzo 2020 il Royal Colle of Obstetricians and Gynaecologist (RCOG) ha pubblicato un aggiornamento delle proprie linee guida relative all’infezione da Coronavirus (COVID-19) in gravidanza (1). In questo documento si afferma innanzitutto che le donne in gravidanza non sembrano di per se essere più suscettibili all’infezione da coronavirus rispetto alla popolazione generale a meno che non si tratti di donne che abbiano già preesistenti patologie per le quali, pur in assenza di dati particolari, può essere indicata una particolare attenzione. Ad oggi non sono riportati in letteratura casi di morte per coronavirus in pazienti in gravidanza. Per quanto riguarda invece la trasmissione del virus da madre a bambino durante la gravidanza o durante il parto, nel documento del ROCG si fa riferimento a due casi riportati in letteratura (2,3) in cui non è comunque chiaro se la trasmissione abbia avuto luogo prima o subito dopo la nascita dei bambini. La maggior parte degli esperti tenderebbe al riguardo ad ipotizzare una infezione subito dopo il parto anche perché alcuni dati precedentemente pubblicati in cui si è ricercata la presenza del virus nel liquido amniotico, nel cordone ombelicale, su tamponi faringei neonatali, in campioni di latte materno e nella placenta provenienti da donne in gravidanza positive per COVID-19, hanno sempre dato esito negativo (4,5). Al riguardo inoltre una consensuns conference di esperti le cui conclusioni sono state recentemente pubblicate (4) conclude affermando come ad oggi non vi siano chiare evidenze riguardo a quale sia il momento ottimale per il parto, o se la via vaginale sia preferibile o meno rispetto al taglio cesareo per cui si ritiene opportuna una individualizzazione delle scelte in relazione alle indicazioni puramente ostetriche ed allo stato materno-fetale (6). In definitiva quindi ad oggi sembra ragionevole concludere che non vi siano dati che possano in qualche modo apparire allarmanti per una eventuale infezione da coronavirus in gravidanza avanzata. Ma per quanto riguarda riguarda la gravidanza iniziale? Il rischio di trasmissione del virus agli embrioni in caso di infezione subclinica? Il rischio di trasmissione del virus con il liquido seminale? I pochi dati ad oggi presenti in letteratura non evidenziano alcun effetto dell'infezione SARS-COV-2 sull’incidenza di aborto e, per quanto riferito dalle linee guida RCOG l’infezione in gravidanza da altri tipi di coronavirus , quali quello della SARS o della MERS, non sarebbe correlabile ad alcun incremento del rischio di aborto o di morte fetale intra-uterina nel secondo trimestre di gravidanza. Ciononostante è evidente come, in assenza di dati sufficienti è al momento d’obbligo un atteggiamento di massima cautela. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI  
© Fecondazioneassistita.it 2018
In data 18 marzo 2020 il Royal Colle of Obstetricians and Gynaecologist (RCOG) ha pubblicato un aggiornamento delle proprie linee guida relative all’infezione da Coronavirus (COVID-19) in gravidanza (1). In questo documento si afferma innanzitutto che le donne in gravidanza non sembrano di per se essere più suscettibili all’infezione da coronavirus rispetto alla popolazione generale a meno che non si tratti di donne che abbiano già preesistenti patologie per le quali, pur in assenza di dati particolari, può essere indicata una particolare attenzione. Ad oggi non sono riportati in letteratura casi di morte per coronavirus in pazienti in gravidanza. Per quanto riguarda invece la trasmissione del virus da madre a bambino durante la gravidanza o durante il parto, nel documento del ROCG si fa riferimento a due casi riportati in letteratura (2,3) in cui non è comunque chiaro se la trasmissione abbia avuto luogo prima o subito dopo la nascita dei bambini. La maggior parte degli esperti tenderebbe al riguardo ad ipotizzare una infezione subito dopo il parto anche perché alcuni dati precedentemente pubblicati in cui si è ricercata la presenza del virus nel liquido amniotico, nel cordone ombelicale, su tamponi faringei neonatali, in campioni di latte materno e nella placenta provenienti da donne in gravidanza positive per COVID-19, hanno sempre dato esito negativo (4,5). Al riguardo inoltre una consensuns conference di esperti le cui conclusioni sono state recentemente pubblicate (4) conclude affermando come ad oggi non vi siano chiare evidenze riguardo a quale sia il momento ottimale per il parto, o se la via vaginale sia preferibile o meno rispetto al taglio cesareo per cui si ritiene opportuna una individualizzazione delle scelte in relazione alle indicazioni puramente ostetriche ed allo stato materno-fetale (6). In definitiva quindi ad oggi sembra ragionevole concludere che non vi siano dati che possano in qualche modo apparire allarmanti per una eventuale infezione da coronavirus in gravidanza avanzata. Ma per quanto riguarda riguarda la gravidanza iniziale? Il rischio di trasmissione del virus agli embrioni in caso di infezione subclinica? Il rischio di trasmissione del virus con il liquido seminale? I pochi dati ad oggi presenti in letteratura non evidenziano alcun effetto dell'infezione SARS-COV-2 sull’incidenza di aborto e, per quanto riferito dalle linee guida RCOG l’infezione in gravidanza da altri tipi di coronavirus , quali quello della SARS o della MERS, non sarebbe correlabile ad alcun incremento del rischio di aborto o di morte fetale intra-uterina nel secondo trimestre di gravidanza. Ciononostante è evidente come, in assenza di dati sufficienti è al momento d’obbligo un atteggiamento di massima cautela. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI  

GLI EFFETTI DELL’INFEZIONE SULLA

GRAVIDANZA E SULLA PMA

Privacy Policy Cookie Policy